Imputati a vita e fine pena mai: se questa è civiltà. Intervista ad Alessandro Vaccaro

L’istituto della prescrizione, più croce che delizia del dibattito politico odierno, dal 1° gennaio 2020 vedrà applicata la sua sospensione, almeno dopo la sentenza di primo grado: il M5S sta cavalcando la tigre con il guardasigilli Bonafede scatenato nei talk tv, mentre non mancano le proteste anche fuori dall’ambito istituzionale, con una serie d’iniziative nel mondo accademico e professionale. L’argomento è estremamente tecnico e in questo caso l’uno vale uno, come vuole il mantra penta stellato, non sembra funzionare: e comunque il rischio è davvero grande, visto che si parla della sorte  dei cittadini in balia della giustizia penale per un tempo indefinito, fino a quando, e se, lo Stato riuscirà a pronunciare una sentenza definitiva. Ecco perché ne parliamo con uno dei più grandi penalisti italiani, Alessandro Vaccaro,  già Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Genova e ora impegnato nell’Ufficio Coordinamento dell’Organismo Congressuale Forense. Proprio nei giorni scorsi l’avvocato Vaccaro ha conferito sul tema prescrizione alla Camera dei Deputati, dove ha ben sottolineato la sua assoluta contrarietà alla riforma pentagriffata.

L’avv. Alessandro Vaccaro

Avvocato Vaccaro, approfittiamo della Sua pazienza per spiegare anche ai profani in materia di giustizia: che cosa prevedono le nuove regole che dovrebbero essere applicate dal nuovo anno?

«Per i reati commessi a partire dal 1/1/2020, nel relativo procedimento penale, a seguito della pronuncia della sentenza di primo grado, il termine della prescrizione resterà “sospeso”, per non riprendere a decorrere MAI ed avremo, così, un processo senza fine con imputati a vita; ciò significa che, nella sostanza, viene soppressa la prescrizione. Come tutti sappiamo, i termini prescrizionali oggi in vigore sono già per loro natura molto lunghi, ma il Magistrato deve considerare che, in quel termine, dovrà essere svolto l’intero percorso giudiziario (primo grado, appello e Cassazione), mentre dal 1/1/2020 quegli stessi termini si tareranno solo sulla sentenza di primo grado. Ovvia conseguenza è che anche la durata delle indagini si dilaterà a dismisura in barba al principio costituzionalmente sancito della ragionevole durata dei processi. Anziché colpire le patologie del sistema giudiziario che determinano l’inaccettabile durata dei processi si sopprime il termine prescrizionale con una compressione dei diritti dei cittadini (imputati e persone offese) dimentichi, persino, dell’irrinunciabile principio costituzionale della componente rieducativa della pena».

Il guardasigilli Bonafede

«La prescrizione per Bonafede è inciviltà? Se Avvocatura, Accademia, buona parte della Magistratura, insigni Costituzionalisti sono tutti contro questa riforma, sono loro gli incivili?»

La malattia cronica della giustizia italiana viene di fatto certificata da questa riforma che taluni indicano come addirittura incostituzionale. Bonafede replica dicendo che è la prescrizione a essere “uno dei momenti di più alta inciviltà del nostro Paese”. Chi non possiede strumenti cognitivi utili per farsi una propria idea critica della questione a chi dovrebbe credere?

«“Uno dei momenti di più alta inciviltà del nostro Paese” è, al contrario di quello che esprime il Ministro, proprio la soppressione della prescrizione; avremo imputati a vita, persone offese che non potranno far valere i loro diritti. Per rispondere alla sua domanda ne rivolgo una io: Secondo Lei, se Avvocatura, Accademia, buona parte della Magistratura, insigni Costituzionalisti sono tutti contro questa riforma, sono loro gli incivili? O forse, sono coloro che, conoscendo le conseguenze dell’entrata in vigore di tale normativa, si schierano a favore della tutela dei diritti del cittadino?»

Notizia fresca e non smentita vuole che i dem propongano una modifica della riforma inserendo uno strumento per punire i pubblici ministeri che perdono i processi e uno per obbligare i capi delle procure a consultarsi con le istituzioni locali prima di stabilire i “criteri di priorità” dei reati da perseguire. Ritiene valide queste proposte?

«Sulla prima ipotesi (punizione dei P.M.) sono contrario in quanto si andrebbe a ledere l’autonomia e l’indipendenza della loro funzione, esistendo, in casi gravi, già la possibilità di intervento; sulla seconda ipotesi, sono assolutamente favorevole in quanto la scelta dei “criteri di priorità” non può essere lasciata nella esclusiva potestà dei Magistrati andando ad interferire con la vita sociale di tutti i cittadini. Se si vuole affrontare l’argomento, allora è meglio avere il coraggio di affrontare l’annoso tema della obbligatorietà dell’azione penale».

Anche a voler essere ottimisti, sarà molto probabile che lo stop della prescrizione metterà a rischio l’efficienza di molti uffici giudiziari, con una mole di lavoro in più che porterà ad acuirsi situazioni già critiche visto il concreto rischio del prolungarsi dei processi. Non è che alla fine la cura si rivelerà veleno?

«Sicuramente sì! Come detto prima, concedendo un tempo illimitato alla durata dei processi, vista la riconosciuta difficoltà della Magistratura ad eliminare l’arretrato ed il corrente (perché le “priorità”?), sicuramente il rischio sarà più concreto di prima e l’unico danneggiato (imputato o persona offesa che sia) sarà sempre e solo il cittadino».

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