Rossi, OCF: “Avvocatura in ginocchio, riprendiamo le udienze”

Armando Rossi, Ufficio di Coordinamento OCF

Tutte le attività ormai hanno ripreso. Cosa ci puoi dire in merito alla ripresa dell’ attività giudiziaria?

“Sono trascorsi oltre due mesi di blocco pressoché totale della Giustizia dettati dal pericolo dell’emergenza sanitaria, due mesi che dovevano essere spesi, come in realtà avevamo chiesto: in primis per smaltire gli arretrati delle cause in attesa di decisione negli uffici giudiziari; in secondo luogo per smaltire gli arretrati dei pagamenti delle fatture delle nostre prestazioni del patrocinio e spese dello Stato; ed, infine, per adottare tutte le misure sanitarie e protettive all’interno dei palazzi di Giustizia e fissare le modalità della ripresa del 12 maggio.
E’ già passata più di una settimana per cui possiamo iniziare a tirare le prime somme.
Dobbiamo, purtroppo, evidenziare che tutti e tre gli obiettivi posti dall’Avvocatura sono falliti.
Nessuna sentenza è stata emessa. Nessun pagamento dei patrocini prestati in favore dei meno abbienti è avvenuto.
Sono stati emessi oltre duecento diversi provvedimenti adottati dai diversi Capi degli uffici Giudiziari sui territori per la ripresa, con soluzioni e modalità diverse e con tanti dubbi di costituzionalità (per la mancanza di certezza del diritto e per la violazione del diritto di difesa), per una scellerata scelta del Legislatore che, con il decreto Cura Italia, si è spogliato della propria competenza, lasciando ampia discrezionalità di decisione ai magistrati.
Tutto ciò ha portato a un caos inaccettabile,  una vera e propria Babele giudiziaria e la conseguente paralisi totale della Giustizia in tanti territori.
In realtà, la Giustizia sconta oggi le ataviche problematiche delle fatiscenti condizioni e degli insufficienti spazi degli Uffici giudiziari, nonché la carenza di strumenti e di personale amministrativo e di giudici, a causa dei tagli indiscriminati al Dicastero di competenza che non tengono conto del dato che le lentezze ed inefficienze della giustizia che, secondo alcuni studi, ci costano 2,5 punti Pil, pari a circa 40 miliardi di euro.
E il Covid 19 ha solo inferto il colpo di grazia!”.
Quali le proposte dell’Avvocatura per fronteggiare questi gravi disagi e questa pericolosa crisi aggravata dalla pandemia?
“Servono urgentemente adeguate risorse.
L’Ocf ha chiesto da tempo un Tavolo unico per la Giurisdizione, che operi in una visione complessiva e unitaria e a salvaguardia del diritto di difesa, e che adotti un piano nazionale straordinario per immediate ed ingenti risorse, al fine di: prevedere la predisposizione di idonei ed omogenei protocolli di accesso agli uffici giudiziari; approntare all’interno degli uffici adeguati presidi sanitari e di distanziamento; programmare le presenze negli uffici di Magistrati e personale di cancelleria; realizzare un progetto di smart-working che, per le attività per le quali sia possibile lo svolgimento da remoto, consenta l’accesso ai fascicoli telematici anche al personale amministrativo abilitato in piena sicurezza; garantire un sostegno agli uffici del Giudice di Pace, che rappresentano il presidio giudiziario di prossimità a tutela soprattutto delle fasce sociali meno abbienti.
Di fronte alla più grave crisi socio-economica del dopoguerra, una Giustizia credibile e certa dovrebbe costituire il primo imprescindibile sostegno alla Comunità Nazionale e al nostro sistema produttivo.
Invece assistiamo con sgomento al totale disinteresse dell’Esecutivo”.
Un commento per il Decreto Rilancio appena pubblicato.
“Anche l’ultimo Decreto Rilancia Italia, tra l’altro prima annunciato e poi pubblicato in gazzetta ufficiale dopo una settimana, non solo non prevede alcun programma straordinario per la giustizia ma, addirittura, non estende ai professionisti iscritti alla casse private la possibilità di accedere al fondo perduto previsto per imprese ed autonomi.
E non basta certo il contentino dei 600 euro o i 500 giudici ausiliari per smaltire i processi penali pendenti in Corte d’Appello (tra l’altro con dubbi in merito alle capacità ed alle competenze di questi ausiliari) né la promessa di 1000 unità di personale amministrativo per favorire il decollo del processo penale digitale.
Segnalo, tra l’altro, la gravità di quanto stabilito all’art 117 comma 4 che ha stabilito il blocco dei pignoramenti presenti e futuri contro le ASL (ed anche le formulazioni dei pagamenti già disposti) fino al 31 dicembre 2020 e poi CHISSA’ per quanto altro tempo, come del resto già avvenne nel 2010 quando il blocco delle azioni esecutive fu prolungato fino alla pronuncia di illegittimità pronunciata dalla Corte Costituzionale nel 2013.
E ciò avrà anche l’effetto automatico di scoraggiare ogni imprenditore ad avere rapporti di fornitura con le Asl”.
Quali saranno le prossime iniziative dell’Organismo Congressuale Forense?
“Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e siamo pronti all’occorrenza a ogni iniziativa forte e decisa se in tempi brevissimi non ci arrivano segnali concreti dal Ministro e dall’Esecutivo.
Siamo stati convocati a un Tavolo ministeriale ieri dove abbiamo ribadito ribadiremo l’esigenza di convergere su una visione complessiva ed unitaria della Giurisdizione, a salvaguarda del diritto di difesa, e di adottare un piano nazionale straordinario per investire nella Giustizia immediate ed ingenti risorse.
I rappresentanti del Ministero hanno raccolto le segnalazioni, riservandosi di riferire al Ministro e di riconvocare in breve tempo il tavolo.
In attesa di risposte concrete però è necessario allo stato dialogare con i Capi degli Uffici Giudiziari per “salvare il salvabile”: ora è il tempo di riprendere la celebrazione delle udienze perché l’Avvocatura è in ginocchio.
Poi ci sarà il tempo delle responsabilità.
Non perdiamo altro tempo: bisogna rimettere in moto subito la macchina della Giustizia!”
Quale ruolo potrà avere l’Avvocatura per aiutare il nostro Paese a uscire da questa crisi economica e sociale?
“L’Avvocatura può e deve avere il ruolo, anzi, la funzione di garante della tutela sociale, perché può offrire prestazioni dall’alto valore etico: la difesa dei diritti dei cittadini soprattutto dei non abbienti, costituzionalmente garantito.
La tutela dei diritti, soprattutto in questa fase emergenziale, potenzialmente idonea a creare condizioni di ingiustizia e disparità per i cittadini, è necessaria per evitare pericolose derive nella Società.
Le misure sia centrali che locali introdotte per fare fronte all’emergenza Covid-19 hanno leso ed in parte continuano a ledere, le libertà e i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, incluse la libertà di circolazione, la libertà di riunione, il diritto allo studio, la libertà personale e tanti altri diritti inalienabili della persona.
Quindi l’Avvocato dovrà continuare a rappresentare la sentinella della democrazia.
E quale sarà l’Avvocato del futuro?
“Questa emergenza pandemica ha evidenziato la scarsa attendibilità di qualsiasi analisi di lungo periodo.
Di certo, però, appare chiaro che all’avvocato sarà richiesto di affiancare, alla sua tradizionale attività, un’ampia capacità di analisi del contesto socio-economico che verrà delineandosi.
Del resto, non dobbiamo farci travolgere dalle innovazioni che fino ad una decina di anni fa sarebbero state impossibili da prevedere, per evitare che il cambiamento in atto faccia ulteriori vittime.
La professione è destinata a cambiare, non a scomparire.
Dobbiamo sfruttare le opportunità che si nascondano dietro questi cambiamenti, ripensare l’organizzazione del lavoro e le modalità in cui dobbiamo offrire le nostre prestazioni professionali, aggiornando le nostre competenze e utilizzando le potenzialità delle nuove tecnologie”.
In conclusione, qual è un intervento legislativo che potrebbe portare immediato giovamento agli Avvocati in questo grave periodo di crisi che si aggraverà ulteriormente nei prossimi mesi?
“Ritengo che per poter garantire prestazioni professionali di alto valore e degne di tal nome occorrerebbe la tutela di un diritto al compenso decoroso ed adeguato, oggi invece leso e mortificato, per assicurarci autonomia ed indipendenza e poter vivere dignitosamente portando avanti le nostre famiglie”.
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