Svolta nel caso Sir Acton: dopo 25 anni i nipoti possono reclamare l’eredità

“Abbiamo dovuto attendere 25 anni per vedere affermato un principio di giustizia”: così l’avvocato Carlo Poli commenta la notizia della svolta definitiva della battaglia per l’eredita di sir Harold Acton, lo scrittore ed esteta anglofiorentino, morto nel 1994 lasciando alla New York University gran parte di un patrimonio stimato in 400 milioni di euro, tra cui la  preziosa collezione d’arte e la bellissima Villa La Pietra, sulle colline di Firenze (villa che ospitò, nell’aprile del 1985, Carlo e Diana d’Inghilterra, allora principi giovani e apparentemente felici). Ma procediamo con ordine.

(L’avvocato Carlo Poli, che insieme ai colleghi Di Majo, Cecchetti e Ferlito, ha assistito i discendenti di Liana Beacci)

La signora Liana Beacci nel 1995, un anno dopo la morte di Harold Acton, avviò una causa per il riconoscimento di paternità. Liana era nata nel 1917, figlia di sir Arthur Acton e di Ersilia Beacci, direttrice di Villa la Pietra fino alla nascita della bambina, e poi proprietaria di una celebre pensione in via Tornabuoni.

La storia è di quelle da film. Sir Arthur aveva conosciuto la bellissima Ersilia nel 1897, nello studio di un dentista in via Tornabuoni.

Pochi mesi dopo Arthur si trasferì nell’imponente Villa la Pietra e chiese a Ersilia di andare a lavorare per lui come segretaria e direttrice di casa. Qualche anno più tardi sposò l’ereditiera americana Hortense Mitchell, figlia di uno dei fondatori della Continental Bank di Chicago. Dal matrimonio nacquero due figli, William e Harold ma il rapporto di Arthur con Ersilia non si interruppe, anche perché Hortense era sempre in viaggio. Pare che anche per il parrucchiere andasse in Svizzera.

(Sir Harold Acton © Massimo Listri/CORBIS)

Quando nel 1917 Ersilia diede alla luce Liana, lasciò Villa la Pietra e aprì una pensione in via Tornabuoni, in un palazzo che, secondo gli eredi, le era stato regalato da Arthur. La bimba (dicono molto somigliante al padre) prese il cognome materno ma ebbe una educazione di alto rango, in collegi inglesi e svizzeri. A 21 anni sposò l’architetto Giorgio Lensi Orlandi Cardini, conosciuto al circolo della caccia. Per il matrimonio Arthur donò alla figlia diverse preziose opere d’arte.

Liana ebbe cinque figli, mentre William, il figlio maggiore di Arthur, rimase ucciso in guerra e l’altro, Arthur, morì il 23 marzo 1953.

(Sir Acton e Diana)

Invece alla morte di Harold nel testamento non solo non fu trovato neppure un cenno a Liana, ma l’enorme patrimonio veniva lasciato alla New York University e al British Institute. Fu allora che, dopo tanti anni di riservatezza, decise di chiedere il riconoscimento della paternità. Il ricorso fu presentato il 31 luglio 1995 e dal lì la macchina lentissima della giustizia ha proceduto tra intoppi e lungaggini.

(La cover del libro scritto da Dialta, figlia di Liana e dedicato alla storia dei suoi genitori)

Liana è morta nell’agosto 2000 e solo ora i suoi figli – che hanno proseguito la battaglia legale – sono riusciti a vedere legittimate le sue richieste, seppure post mortem: ora gli eredi potranno reclamare l’eredità.

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