Tutti contro Sica. Dopo Vaira, Malinconico scrive a Mascherin: “CNF prenda le distanze”

L’affaire Sica non conosce pace. Dopo la richiesta di dimissioni da parte di Michele Vaira in seguito alle dichiarazioni del componente CNF in tv a proposito di prescrizione, arriva ora una lettera di Giovanni Malinconico, coordinatore OCF, diretta ad Andrea Mascherin, presidente CNF, in cui si chiede “una presa di distanza”.

Ma procediamo con ordine.

Vaira vs Sica

Il professore di diritto privato e avvocato salernitano Salvatore Sica, componente del Consiglio Nazionale Forense [oltre che, dall’agosto 2018, anche componente laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa, cioè l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa (equivalente del CSM dei magistrati ordinari)], durante la trasmissione ‘TG2 POST’, parlando di prescrizione ha affermato che «la riforma della Giustizia impone anche questo: che ci sia riduzione delle tecniche dilatorie degli avvocati». Il past Presidente AIGAMichele Vaira, con una lettera piuttosto dura, ha chiesto le dimissioni del Consigliere («In un primo momento ho pensato che, probabilmente, Ella avesse rassegnato le dimissioni da Consigliere del CNF, per l’evidente contrapposizione con la meritoria battaglia che da anni sta conducendo per inserire l’Avvocato in Costituzione. Dopo aver verificato che, invece, è regolarmente al suo posto nel Consiglio, devo dedurre che tutto si sia svolto a sua insaputa»).

Vedremo cosa risponderà Sica in un confronto diretto con Vaira a Foggia il 17 gennaio prossimo a Foggia, in un convegno organizzato da AIGA.

Malinconico vs Sica

La dichiarazione televisiva di Sica e le reazioni scatenate non poteva lasciare indifferente l’Organismo Congressuale Forense, che non ha mancato di dire la sua con una lettera a firma del Coordinatore Giovanni Malinconico indirizzata ad Andrea Mascherin, presidente del CNF, il cui testo riportiamo in versione integrale.

Preg.mo Presidente, caro Andrea,

la recente sortita televisiva di Salvatore Sica ha suscitato un’ondata di generale indignazione e preoccupazione nell’Avvocatura italiana, al punto che all’Organismo e a me personalmente sono pervenute numerosissime richieste di intervento da parte anche di molti Colleghi che ricoprono o hanno ricoperto incarichi di rilievo nei nostri organismi istituzionali territoriali.

Né ti nascondo che le dichiarazioni rese in quella occasione hanno creato sicuramente grande disagio e irritazione anche all’interno dell’Organismo perché in un colpo solo, innanzi a oltre un milione di telespettatori (tanti erano in quel momento collegati), abbiamo visto vanificati mesi di sforzi e di attività volti a infrangere il pregiudizio, infondato e demagogico, secondo cui le cause delle lungaggini del processo penale e del gran numero di prescrizioni dei reati andrebbero ricercate nelle tecniche e strategie dilatorie degli Avvocati difensori.

La questione non può del resto essere risolta con la semplicistica affermazione che Salvatore Sica fosse presente a titolo personale e ciò per un gran numero di ragioni che non sto qui a enumerare analiticamente, bastando il richiamo a pochi aspetti sicuramente dirimenti: 1- Sica è stato presentato come componente del CNF (sebbene il sottopancia non recasse tale qualifica) e non è ragionevole né credibile pensare che lo spettatore medio, non fornito di cultura giuridica, abbia avuto la sensibilità e la capacità di scindere le diverse qualità di status che ne connotano il profilo personale e professionale, essendo piuttosto apparso che il pensiero da lui espresso circa la rilevanza delle strategie dilatorie in tema di prescrizione – del tutto infondato, contrario alle norme che regolano la materia e in gravissima totale controtendenza rispetto alla prospettazione che dello stesso tema l’Avvocatura ha fornito in questi mesi di aspro confronto con il Ministro – fosse il pensiero del massimo organo di rappresentanza istituzionale dell’Avvocatura Italiana; 2- Sica è comunque componente del Consiglio Nazionale Forense e i suoi convincimenti personali concorrono a formare la volontà dell’organo collegiale.

Sul punto posso esprimere in modo certo la percezione che si è trattato di un episodio il cui clamore coinvolge l’intero Consiglio, con implicazioni che, per la loro gravità, ritengo importante comunicare ai Consiglieri tutti.

Di più, tali esternazioni sono state rese su un tema, in gran parte estraneo al perimetro della rappresentanza istituzionale e avente piuttosto rilevanza politica, su cui il Congresso, l’Organismo Congressuale e le associazioni tutte (prima fra le quali l’Unione delle Camere Penali Italiane) avevano incentrato la propria attività e la propria comunicazione al fine di ribadire che le cause delle lungaggini del processo penale non vanno ricercate nelle scelte difensive dei difensori degli imputati, irrilevanti ai fini del decorso della prescrizione, ma nella carenza di mezzi messi a disposizione della Giurisdizione: cosicché è evidente che su tale aspetto si sia percepito un profilo di distinguo e distanza tra un componente del CNF e la posizione assunta dall’OCF. 

È questo l’aspetto di maggiore impatto delle dichiarazioni rese da Sica.

Come l’Organismo ha avuto modo di sottolineare in molte occasione, avendovi per di più dedicato una sessione ulteriore del Congresso, è in corso in questi anni una progressiva erosione del suolo della funzione giurisdizionale e della terzietà del giudice, con strappi normativi e di prassi che contrastano con il quadro costituzionale e con la civiltà giuridica del nostro paese (ne sono testimonianza il confronto sul processo civile e, più di recente, il dibattito convulso sulla riforma del processo tributario). 

Ebbene, a questa delicatissima stagione l’Avvocatura, proprio in virtù del rilievo costituzionale dell’Avvocatura che il Congresso Nazionale ha giustamente ed enfaticamente rivendicato a Catania nell’ottobre dello scorso anno, non può presentarsi disunita e con distinguo che non apparirebbero comprensibili. Né è possibile immaginare che la componente istituzionale dell’Avvocatura sia chiamata ad un confronto su tutte le tematiche di primario rilievo politico, e su cui il Congresso si è espresso con deliberati che richiedono una conforme attuazione con le forme e il riparto di competenze prescritto dall’art. 39 legge n. 247/2012 e dallo Statuto Congressuale, senza che sulle scelte da perseguire vi sia una comune e condivisa consapevolezza.

A tal riguardo, nell’adempimento della funzione di promozione del concerto forense (propria dell’OCF, come sancito dall’art. 6, 3° co., dello Statuto Congressuale), credo sia opportuno riavviare, su un piano di riallineato equilibrio in conformità all’architettura voluta dalla legge di Ordinamento Forense, le attività di confronto di recente interrottesi per ragioni estranee alla volontà dell’Organismo; non senza sottolineare che il concerto implica il rispetto dei rispettivi campi di azione (cui l’organismo non è mai venuto meno), pur nella consapevolezza della circolarità delle tematiche istituzionali e politiche, ferma restando la primazia del Congresso sulle scelte di strategia generale dell’Avvocatura.

È per tali ragioni che, nel richiederTi una chiara presa di distanza del CNF dalle improvvide esternazioni del Consigliere Sica, Ti ribadisco la disponibilità mia e dell’OCF a riprendere quanto prima le attività di concertazione.

Nella certezza che sia colto lo spirito costruttivo che anima questa mia e in attesa di Tuo riscontro, Ti invio un caro saluto in uno con gli auguri di un 2020 fecondo e sereno.

Avv. Giovanni Malinconico.

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