L’on. Devis Dori interroga i ministri dell’Economia e della Giustizia sull’art. 129, comma 10, del ddl Bilancio, che subordina il pagamento dei compensi ai professionisti alla verifica preventiva della regolarità fiscale e contributiva. Nel mirino una norma che potrebbe colpire in modo diretto gli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato e nella difesa d’ufficio, con ricadute sull’accesso alla giustizia e sul diritto di difesa.
È stata presentata oggi, 18 dicembre 2025, un’interrogazione parlamentare a risposta scritta dall’on. Devis Dori, indirizzata al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro della Giustizia, in merito alle criticità derivanti dall’articolo 129, comma 10, del disegno di legge di Bilancio.
La disposizione in esame prevede che il pagamento dei compensi ai liberi professionisti sia subordinato alla preventiva verifica della regolarità fiscale e contributiva, introducendo una condizione che, secondo il parlamentare, rischia di produrre effetti particolarmente penalizzanti per migliaia di professionisti, in primo luogo per gli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato e nella difesa d’ufficio.
Si tratta, evidenzia l’interrogazione, di professionisti che hanno assistito cittadini non abbienti e che, pur vantando crediti riconosciuti dall’autorità giudiziaria, attendono spesso da anni il pagamento delle somme dovute. Ritardi che, in molti casi, sono all’origine delle stesse difficoltà nel versamento tempestivo delle imposte e dei contributi, configurando una situazione nella quale i professionisti non possono essere considerati evasori, bensì vittime delle inadempienze della Pubblica Amministrazione.
Sul punto è intervenuto anche il Consiglio Nazionale Forense, che ha espresso una netta contrarietà alla norma, ritenuta lesiva del principio sancito dall’articolo 24, comma 3, della Costituzione, che garantisce ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi in giudizio. In una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia, il presidente del CNF, avv. Francesco Greco, ha sottolineato come la disposizione rischi di determinare un vero e proprio “effetto fuga” dei professionisti da un’attività già caratterizzata da compensi estremamente contenuti, ma essenziale per la tutela dei diritti fondamentali. Solo nel 2024, ricorda il CNF, sono stati oltre 200mila i cittadini che hanno avuto accesso al patrocinio a spese dello Stato, tra cui minori e donne vittime di maltrattamenti prive di reddito.
Secondo l’interrogazione, la norma finirebbe dunque per danneggiare l’accesso universale alla giustizia, colpendo proprio coloro che rendono effettivo il diritto di difesa delle fasce più deboli della popolazione. Un rischio che si inserisce in un contesto già critico per la categoria forense: il più recente rapporto CENSIS di Cassa Forense evidenzia infatti che la metà degli avvocati italiani non supera un reddito annuo di 21.233 euro. In tale quadro, subordinare il pagamento dei compensi a verifiche preventive potrebbe bloccare o ritardare gli emolumenti anche in presenza di irregolarità temporanee o meramente formali, con effetti potenzialmente devastanti per migliaia di professionisti.
L’on. Dori richiama inoltre l’attenzione sul fatto che l’obbligo di operare nel rispetto delle norme fiscali e previdenziali grava già sul professionista. Trasformare tale obbligo in una condizione per ottenere il pagamento significherebbe scaricare sul singolo controlli che competono alla Pubblica Amministrazione, la quale dispone già delle informazioni necessarie per verificare la posizione fiscale e contributiva. Una scelta che, secondo l’interrogazione, rischia di compromettere i rapporti tra professionisti e Pubbliche Amministrazioni, generando ulteriori oneri burocratici, incertezza applicativa e nuovi ritardi nei pagamenti, senza apportare benefici reali alla lotta all’evasione.
Da qui la richiesta rivolta ai ministri competenti di chiarire quali iniziative, anche di natura normativa, intendano assumere per ampliare l’accesso al gratuito patrocinio e per scongiurare il rischio che un numero crescente di professionisti rinunci a svolgere attività di patrocinio a spese dello Stato e di difesa d’ufficio, attività che restano essenziali per garantire la piena attuazione dell’articolo 24 della Costituzione.
