“In nome del popolo italiano”: la sentenza che restituisce dignità a Marcello Manna
Dopo 1050 giorni, quasi tre anni di silenzi, ferite e delegittimazioni, è arrivata la parola definitiva: assolto. L’avvocato Marcello Manna, Presidente emerito della Camera Penale di Cosenza e già componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, è stato riconosciuto innocente.
La sentenza, emessa il 17 luglio 2025, ha fatto finalmente pronunciare quell’articolo 530 del codice di procedura penale che in Italia significa una sola cosa: assoluzione piena. Ma la Camera Penale di Cosenza, nel documento firmato all’unanimità dal Consiglio direttivo e dai suoi vertici, non si limita a commentare l’esito processuale. Eleva un grido civile, una dichiarazione di principio: “Marcello Manna non è stato solo assolto. Marcello Manna è innocente.”
Un processo durato quasi tre anni, durante i quali si è consumata una gogna mediatica, si è tentata la distruzione politica di una comunità e si è provato a delegittimare un intero pezzo di Avvocatura. “Ferite inferte non solo a lui – scrive il Consiglio – ma a tutta l’Avvocatura, alla nostra Camera penale, all’Unione delle Camere Penali Italiane.”
L’azione penale come responsabilità estrema
Nel comunicato, che assume i toni di un manifesto etico e civile, si richiama con forza la necessità che l’esercizio dell’azione penale sia sempre orientato da senso di giustizia e misura. Senza evocare letteratura o allegorie, si afferma un principio netto: l’assoluzione non restituisce mai davvero l’innocenza perduta. E per questo, scrive la Camera Penale, non si può accettare che la giurisdizione si trasformi in “Santa inquisizione”.
Contro la giustizia della folla
“Al presunto innocente presentato morente alla folla, in preda a un cannibalismo dei diritti senza precedenti, continueremo a opporci.” Sono parole che pesano, che raccontano di un processo parallelo che si è consumato fuori dalle aule giudiziarie, sui media, nell’opinione pubblica. Un processo alimentato da barbarie comunicativa, dove la presunzione di innocenza è stata sistematicamente demolita.
Ecco allora la difesa dei principi costituzionali: contro i maxiprocessi iniqui, contro l’abuso delle misure cautelari, contro il processo indiziario e il pregiudizio mediatico. La Camera Penale lo scrive con chiarezza: “Continueremo a ergere barricate, sempre.”
Una dichiarazione che è anche una promessa
A firmare il documento, oltre al Consiglio direttivo della Camera penale di Cosenza, sono il segretario Francesco Santelli e il presidente Roberto Le Pera, insieme ai Consiglieri Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Angelo Nicotera, Giuseppe Manna, Guido Siciliano, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo. E il tono del comunicato non lascia spazio a interpretazioni: si tratta di una dichiarazione di fedeltà al diritto e alla professione, ma anche di una promessa di vigilanza. Perché ciò che è accaduto, affermano, non deve più accadere.



