L’introduzione del Gestionale per gli Organismi di Mediazione, sviluppato sotto l’egida del Consiglio Nazionale Forense (CNF), è stata accolta come un importante passo avanti per sostenere gli Ordini forensi nel gestire la crescente complessità della normativa sulla mediazione obbligatoria. Il software, progettato per agevolare l’organizzazione degli Organismi di Mediazione e garantire la conformità ai regolamenti forensi, si è proposto come uno strumento innovativo capace di snellire le operazioni quotidiane.
Tuttavia, nonostante le ambiziose premesse, i primi riscontri da parte degli Ordini che hanno adottato il gestionale sono tutt’altro che incoraggianti. Numerosi feedback critici stanno emergendo, sollevando serie preoccupazioni sulla reale efficacia di questo strumento.
Uno dei problemi principali riscontrati è l’incapacità del sistema di garantire una connessione stabile durante le riunioni di mediazione via web, particolarmente nella cosiddetta “Cyber Room”, lo spazio virtuale dedicato alle mediazioni online. La mancanza di affidabilità nella gestione delle sessioni virtuali, specie in un contesto dove la digitalizzazione e il lavoro da remoto stanno assumendo un peso crescente, rappresenta un grave limite. A ciò si aggiunge un altro difetto tecnico di rilievo: l’impossibilità di firmare documenti all’interno della piattaforma stessa. Questo obbliga gli utenti a ricorrere a strumenti esterni per una funzione che dovrebbe invece essere integrata e fluida, minando l’efficienza e la praticità del sistema.
L’obiettivo dichiarato del CNF era quello di realizzare un software duttile, capace di adattarsi ai diversi regolamenti degli Organismi di Mediazione e di garantire una completa interoperabilità tra i vari sistemi operativi. Tuttavia, questi nobili propositi sembrano scontrarsi con una realtà fatta di continue inefficienze e difficoltà tecniche. La rigidità del programma, che doveva essere flessibile e capace di rispondere alle esigenze specifiche di ciascun Ordine, è divenuta un ostacolo che rallenta il lavoro dei professionisti, anziché agevolarlo.
Ma il problema più sorprendente non è tanto che il programma funziona male. Ciò che lascia davvero perplessi è che, nonostante questi evidenti difetti, gli Ordini territoriali continuano ad acquistare il gestionale, mettendo poi i consiglieri delegati – spesso non dotati delle competenze tecniche necessarie – di fronte a difficoltà insormontabili. Si assiste così a un paradosso: la gestione della mediazione, anziché essere facilitata dalla tecnologia, viene aggravata da un deficit di competenze e da decisioni di acquisto poco ponderate.
In definitiva, il Gestionale per gli Organismi di Mediazione Forense sembra evidenziare una drammatica mancanza di visione e preparazione tecnica da parte di chi ne ha supervisionato l’implementazione e, soprattutto, da chi ne ha approvato l’acquisto. Il rischio è che, senza un intervento correttivo significativo, questo strumento finisca per divenire un ulteriore fardello per il sistema giudiziario, anziché una risorsa per la sua modernizzazione.

