L’UNCC contro l’emendamento Rastrelli: “Così si snatura il DDL Zanettin e si mette a rischio il diritto di difesa”
Il dibattito attorno al Disegno di Legge n. 745, presentato nel 2023 dal Sen. Pierantonio Zanettin, è entrato in una fase cruciale. Il testo originario, accolto favorevolmente dall’avvocatura, puntava a chiarire i confini della responsabilità civile dell’avvocato, limitandola a dolo e colpa grave ed escludendo esplicitamente l’attività di mera interpretazione normativa.
Un approdo atteso e coerente con le garanzie dell’art. 24 della Costituzione, che tutela l’inviolabilità del diritto di difesa.
L’emendamento n. 1.200, presentato dall’on. Rastrelli, ha però spostato il baricentro della discussione. In esso, pur mantenendo il riferimento al dolo e alla colpa grave, viene introdotta una definizione di “colpa grave” mutuata dalla disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati: inosservanza manifesta della legge o del diritto UE, affermazione di un fatto escluso in modo incontrovertibile dagli atti, negazione di un fatto che vi risulti incontrovertibilmente provato.
Due ruoli diversi, due responsabilità distinte
Per l’Unione Nazionale delle Camere Civili, questa operazione è concettualmente errata. Come sottolinea il presidente Avv. Alberto Del Noce, giudice e avvocato hanno ruoli differenti: il primo tende alla sentenza giusta, il secondo alla sentenza favorevole per il proprio assistito.
Assimilare i criteri di responsabilità dell’uno all’altro significherebbe comprimere la libertà difensiva dell’avvocato e trasformare il diritto di difesa in un esercizio condizionato dal timore di ritorsioni.
Il difensore, per sua natura, contesta i fatti e le ricostruzioni della controparte. Vincolarlo a non mettere in discussione ciò che il giudice ritiene “incontrovertibile” significherebbe limitare la sua funzione e privare il cittadino della possibilità di un contraddittorio pieno.
Sul piano del diritto, legare la responsabilità alla “manifesta inosservanza della legge” rischia di trasformare l’attività argomentativa in un campo minato: ogni tesi non allineata alla giurisprudenza dominante potrebbe diventare fonte di responsabilità.
Il rischio di una difesa conformista
L’UNCC evidenzia un ulteriore pericolo: quello di spingere l’avvocato verso una “difesa conformista”, schiacciata sulla ripetizione di precedenti e lontana dalla funzione di laboratorio critico che la professione forense ha storicamente avuto.
Un approccio del genere, osserva Del Noce, «rischia di ridurre l’avvocato a un esecutore di sentenze già scritte e di aprire la strada a sistemi di intelligenza artificiale predittiva, che basano la loro forza proprio sull’analisi dei precedenti».
Si perderebbe così la ricchezza dell’interpretazione creativa, motore del diritto vivente e della sua evoluzione.
L’estensione ai notai: un errore concettuale
L’Unione critica anche l’ipotesi di estendere la disciplina ai notai. Le due figure professionali, pur operando nello stesso contesto giuridico, hanno fondamenti costituzionali differenti: l’avvocatura trova legittimazione nell’art. 24 Cost. come presidio del diritto di difesa; il notariato nell’art. 97, quale espressione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione.
Per l’avvocato la limitazione di responsabilità è garanzia di indipendenza, per il notaio sarebbe invece un indebolimento della funzione di pubblica fede che richiede rigore e responsabilità anche per colpa lieve.
La posizione dell’UNCC
L’UNCC ribadisce che il DDL Zanettin debba essere approvato nella sua formulazione originaria, che rappresenta non un privilegio di categoria ma una tutela per i cittadini: un avvocato libero di difendere senza il timore di azioni risarcitorie pretestuose è la condizione necessaria per garantire un processo equo ed effettivo.
«Un sistema che costringa il difensore ad attenersi solo a tesi consolidate – ha affermato Del Noce – significherebbe svuotare di senso l’art. 24 della Costituzione e indebolire la garanzia del giusto processo. Non difendiamo gli avvocati, difendiamo i diritti dei cittadini».



