Riforma forense, Del Noce (UNCC): “Ecco i punti su cui correggere il tiro”
Il 4 settembre 2025 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a tre disegni di legge delega destinati a ridisegnare il mondo delle professioni in Italia: un testo “generale” che tocca quattordici ordini, uno riservato all’avvocatura e un terzo per le professioni sanitarie. Una riforma ampia, attesa da tempo, che accoglie molte delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale Forense (CNF) dopo due anni di lavoro, ma che solleva anche interrogativi di rilievo.
Il nodo fiscale: addio al forfettario per associazioni e reti
Tra le novità più discusse c’è l’eliminazione della norma che avrebbe permesso di qualificare come redditi da lavoro autonomo – e dunque compatibili con il regime forfettario – i proventi delle professioni esercitate in forma associata o attraverso reti tra avvocati.
Una misura che, se confermata, penalizza soprattutto i giovani e le piccole realtà: il regime agevolato avrebbe rappresentato un incentivo all’ingresso nella professione, sostenendo nuove forme di collaborazione e liberando risorse da investire in tecnologia e innovazione. La cancellazione rischia invece di accentuare il divario con i grandi studi strutturati.
“Il reinserimento di questa misura durante l’iter parlamentare non sarebbe un privilegio – sottolinea Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) – ma un atto di equità: un sostegno concreto per riequilibrare le differenze tra grandi e piccole realtà e favorire il ricambio generazionale”.
Soci di capitale: opportunità o pericolo?
Il testo conferma l’apertura ai soci di capitale nelle società tra avvocati, sia pure con limiti: partecipazione minoritaria e divieto di incarichi professionali per gli investitori. Resta però intatta la preoccupazione di fondo: l’indipendenza dell’avvocato, sancita dall’articolo 24 della Costituzione, non è un dettaglio tecnico, ma il presidio che garantisce a ogni cittadino una difesa libera da condizionamenti esterni.
Il rischio è che la funzione forense venga snaturata, trasformata in un’attività commerciale guidata da logiche di profitto. Non a caso, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea – con la sentenza del 19 dicembre 2024 – ha ribadito la legittimità dei divieti nazionali alla partecipazione di soci puramente finanziari, quando serve a tutelare indipendenza e regole deontologiche.
“Aprire ai capitali esterni – avverte Del Noce – non è un obbligo imposto dall’Europa, ma una scelta politica nazionale che rischia di concentrare risorse nei grandi studi, mettendo in difficoltà le realtà indipendenti”.
Una professione in trasformazione
La riforma arriva in una fase di forte cambiamento: globalizzazione, innovazione tecnologica e nuovi modelli organizzativi stanno già ridefinendo la pratica legale. Modernizzare è necessario, ma non si possono sacrificare principi come autonomia e indipendenza, né rinunciare a strumenti di equità come il forfettario per associazioni e reti.
L’appello al Parlamento
La partita ora passa alle Camere, chiamate a correggere il tiro. L’auspicio, ribadisce Del Noce, è che vengano reintrodotte misure fiscali di sostegno per i giovani e riaffermato con chiarezza il divieto di soci di capitale, per coniugare modernizzazione e tutela dei valori fondamentali. Solo così l’avvocatura potrà continuare a svolgere il suo ruolo pubblico al servizio della giustizia e dei cittadini.
LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE A FIRMA DEL PRESIDENTE UNCC: Osservazioni sullo schema DDL



