Non un episodio isolato, ma la punta di un iceberg che svela la brutalità di una violenza quotidiana. Il Dipartimento Pari Opportunità dell’Unione Nazionale Camere Civili (UNCC) interviene con fermezza sui gravissimi fatti emersi nelle ultime settimane, dopo la scoperta del gruppo Facebook “Mia moglie”, dove oltre 32mila utenti si scambiavano immagini intime delle proprie partner – o di donne ignare – trasformandole in oggetto di scherno, mercificazione e violenza digitale.
La condivisione non consensuale di foto e video intimi, ricordano le Camere Civili, non è un gioco perverso della rete, ma un vero e proprio reato. “È violenza di genere e psicologica – afferma il Dipartimento – che degrada la dignità delle donne, mina la loro libertà e lascia cicatrici permanenti”.
Le segnalazioni alla Polizia Postale confermano che il fenomeno non è circoscritto: esiste una rete diffusa e ramificata di gruppi analoghi, alimentata dall’anonimato e da un preoccupante vuoto culturale. Per questo l’UNCC chiama in causa istituzioni e piattaforme digitali, chiedendo un impegno immediato su tre fronti:
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potenziare i sistemi di controllo e la rimozione rapida dei contenuti lesivi;
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rafforzare le indagini e le sanzioni verso chi alimenta e partecipa a questi circuiti criminali;
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investire in campagne di educazione digitale e rispetto delle differenze di genere.
Il presidente dell’UNCC, Alberto Del Noce, insieme alla coordinatrice del Dipartimento Pari Opportunità, Rosita Ponticiello, e alle avvocate Rosaria Filloramo, referente DPO per la Giunta Nazionale, e Valentina Favata, componente Dipartimento Pari Opportunità, ribadiscono la necessità di non abbassare la guardia: “Il silenzio equivale a complicità. Continueremo a vigilare e denunciare ogni forma di violenza, dentro e fuori la rete, a tutela delle donne e della loro dignità”.



