Roma, 12 giugno 2025 – Nella giornata di oggi, l’onorevole Devis Dori ha presentato un’interrogazione a risposta scritta ai Ministri del Lavoro, dell’Economia e della Giustizia in merito alle modifiche introdotte nel nuovo “Regolamento unico della previdenza forense”. Una riforma, approvata con delibera n. 13 del 23 maggio 2024 dalla Cassa Forense, che introduce aumenti significativi delle aliquote contributive per avvocati e praticanti, e soprattutto cancella una misura di tutela economica prevista per i più giovani.
Al centro della questione c’è l’articolo 37 del regolamento, che ora prevede un contributo minimo soggettivo annuo di 2.750 euro e un contributo minimo integrativo di 350 euro per il 2025. Per i praticanti e i giovani avvocati sotto i 35 anni è confermata solo una riduzione del 50% per i primi sei anni d’iscrizione. Nella bozza di regolamento approvata dal Consiglio di Amministrazione di Cassa Forense il 23 giugno 2022, invece, era previsto un esonero totale dal contributo soggettivo minimo per i primi quattro anni e una riduzione della metà per i successivi quattro.
Secondo quanto ricostruito da Dori, la volontà iniziale della Cassa era quella di agevolare concretamente i giovani professionisti nel delicato passaggio dall’apprendistato all’esercizio della professione. Tuttavia, nel lungo iter amministrativo della riforma, avviato già nel 2022, le Amministrazioni vigilanti – ovvero i Ministeri del Lavoro, dell’Economia e della Giustizia – avrebbero imposto modifiche sostanziali, eliminando di fatto queste agevolazioni.
Il Ministro del Lavoro, rispondendo a un question time lo scorso 4 febbraio, aveva tentato di sminuire il ruolo del Governo, affermando che le decisioni fossero frutto dell’autonomia gestionale della Cassa, necessarie per garantire la sostenibilità di bilancio di lungo periodo. Eppure, proprio dalla documentazione ufficiale, emerge che le modifiche al testo originario siano state richieste e volute dal Governo Meloni.
Dori, nella sua interrogazione, chiede ora conto ai Ministri delle ragioni di questa scelta che penalizza i praticanti avvocati, privandoli di strumenti fondamentali per affrontare i primi anni di attività, già segnati da precarietà e difficoltà economiche.
