Tra dubbi di costituzionalità e limiti del diritto penale, la riflessione dell’avv. Isaja: la risposta non è nelle nuove fattispecie, ma nell’educazione al rispetto
Ieri, 25 novembre 2025, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne la Camera all’unanimità ha approvato il ddl sul femminicidio, che già a luglio scorso aveva ottenuto il via libera del Senato.
Il nuovo articolo 577-bis verrà così introdotto nel codice penale a disciplinare il reato di femminicidio come nuovo reato autonomo, con una fattispecie giuridica a sé stante, punibile con l’ergastolo. Si tratta di una forma di omicidio specifica, nella quale vittima è una donna e l’atto è motivato da ragioni discriminatorie o da dinamiche di potere, esercitate attraverso comportamenti di controllo o sopraffazione.
E fioccano già gli interrogativi e ci si chiede innanzitutto se fosse davvero necessaria una fattispecie autonoma di reato per disciplinare il femminicidio che è un omicidio e, come tale, è già regolato dal nostro codice penale.
E si riflette sulla reale necessità di creare nuove fattispecie di reato, a tutela di un genere, nelle quali potrebbero essere ravvisabili anche profili di incostituzionalità.
Volendo sommessamente esprimere il mio pensiero sull’argomento, confesso che non credo affatto che creare nuove figure di reato possa avere un effetto deflattivo sulla moltitudine di omicidi in cui vittime sono le donne. C’è ben radicato in realtà un gravissimo problema culturale che può essere debellato solo attraverso una formazione costante e capillare dei più giovani.
Occorre, a mio parere, continuare a credere e lavorare tanto ancora in questa direzione, al di là delle leggi, oltre i generi, in quei delicatissimi ambiti che coinvolgono l’educazione, l’affettività, il rispetto della dignità della persona e, soprattutto, il rispetto dell’altro come altro da sé.
Avv. Ester Isaja



