Terzo mandato: coerenza o contraddizione? Il caso Movimento Forense

MGA evidenzia la distanza tra quanto dichiarato nei comunicati e quanto realmente affermato in Commissione Giustizia: sulla riforma dell’ordinamento forense servono posizioni chiare e pubbliche, non correzioni a posteriori

Lo scorso mercoledì 26 novembre, in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, si sono svolte le audizioni delle associazioni forensi sulle proposte di riforma dell’ordinamento. Tra queste, anche il Movimento Forense, rappresentato dalla presidente Elisa Demma. In Commissione era presente, tra gli altri, il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco, principale promotore della previsione del terzo mandato.
Nei giorni successivi, il Movimento Forense ha diffuso sui propri canali ufficiali un comunicato – di cui si può leggere parte nella foto sottostante – nel quale si afferma che la presidente avrebbe ribadito la posizione contraria dell’associazione all’estensione a tre mandati consecutivi degli organismi forensi, richiamando altresì una recente pronuncia della Corte Costituzionale e sottolineando il valore del ricambio, del pluralismo e della trasparenza.
Ora, il punto è semplice e, proprio per questo, politicamente rilevante:
nel corso dell’audizione tale posizione non è stata in alcun modo espressa, nè in Commissione Giustizia, nè al Congresso Nazionale di ottobre scorso.
Chiunque può verificarlo autonomamente, poiché la registrazione integrale dell’audizione è pubblicamente disponibile sul sito della Camera dei Deputati.
Come MGA – Sindacato Nazionale Forense, non possiamo che prendere atto con favore del fatto che anche il Movimento Forense dichiari oggi di condividere la nostra assoluta contrarietà al terzo mandato. Tuttavia, non possiamo allo stesso tempo esimerci dal rilevare la evidente discrasia tra quanto comunicato all’esterno e quanto effettivamente affermato nella sede istituzionale deputata al confronto politico.
Ed è qui che si apre una domanda, che non è polemica ma interrogativo politico legittimo:
se questa è davvero la posizione del Movimento Forense, per quale ragione non è stata sostenuta apertamente in Commissione e, prima ancora, al Congresso Nazionale?
A noi restano un dubbio e una certezza.
Il dubbio è che, nel corso dell’audizione, non si sia voluto entrare in collisione con il presidente Greco e con un autorevole esponente del Movimento Forense – oggi presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano – che è anche uno dei principali sostenitori della riforma voluta da Greco, terzo mandato compreso.
La certezza è che in politica – e anche in politica forense – la limpidezza delle posizioni e il coraggio di sostenerle pubblicamente sono il fondamento stesso della credibilità. Le cose vanno dette nelle sedi opportune: e se non lo si fa c’è sempre un motivo, che spesso viaggia in direzione opposta alla coerenza.
Le riforme che investono l’assetto democratico dell’avvocatura non si affrontano con comunicati misurati a posteriori, ma con parole nette nei luoghi in cui quelle riforme vengono discusse e decise. Il resto è comunicazione. E la comunicazione, quando non coincide con gli atti, diventa fragilità politica.
Valentina Restaino, MGA

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