Di seguito l’intervento del Presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili, Avv. Alberto Del Noce, dedicato all’analisi della Relazione Giorgetti e del Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) 2026–2028 (al link: https://www.dt.mef.gov.
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Il 2 ottobre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), documento che costituisce l’atto propedeutico alla presentazione della manovra finanziaria valida per il triennio 2026-2028.
Tale documento consegna l’immagine di un Paese che procede con passo prudente e con un indebitamento netto attorno al –3,0% nel 2025 e in riduzione negli anni successivi. Sul versante della governance fiscale, il MEF ribadisce l’allineamento alla nuova cornice europea.
Fin qui, un quadro senza scosse ed anzi migliori rispetto alla relazione del marzo scorso. Ma la sezione “giustizia” introduce un elemento di frizione importante per il benessere economico e civile del Paese.
Sul piano consuntivo, il DPFP segnala due progressi reali:
- Arretrato civile (target PNRR 2026 –90%): al 1° semestre 2025 lo stock “storico” è sceso di –81,0% nei Tribunali e –80,0% nelle Corti d’Appello: una riduzione corposa verso l’obiettivo.
- Durata media (disposition time, base 2019): a giugno 2025 il DISPOSITION TIME civile risulta –27,7%; nel penale la riduzione a dicembre 2024 (–28,0%) supera già il target del 25%. Segno che le riforme e l’organizzazione stanno incidendo rispetto alla baseline.
Fin qui, le buone notizie. Ma nell’Allegato BES il MEF, invita alla prudenza: il disposition time civile – dopo il picco Covid (435 giorni nel 2020) – è sceso (340 giorni nel 2021; ~325 nel 2022–2023), ma nel 2024 è risalito a 342 giorni. Soprattutto, le proiezioni 2025–2028 disegnano una curva in moderata, ma costante, salita: ~345 giorni nel 2025, poi +11 nel 2026, +9 nel 2027 e +5 nel 2028, fino a ~370 giorni, peggio del pre-Covid. Come ben ha rilevato Ermes Antonucci, è l’unico indicatore BES tra quelli previsionali a peggiorare.
È vero che il disposition time “BES” non coincide con quello “PNRR”, ma la tendenza resta: il rischio di rimbalzo della durata media in civile. E il cambio di scenario è netto: nel BES 2023–2024 la curva era discendente (per il 2026 si ipotizzavano 277 giorni), ora sale (nuova stima 356 giorni).
I dati del MEF stanno dicendo che stiamo estinguendo il “passato”, ma rischiamo di non dominare il “presente continuo”. E stanno dicendo che la Riforma Cartabia non ha dato i risultati immaginati.
Quali possono essere possibili soluzioni pragmatiche e subito attuabili?
In attesa di poter reclutare nuovi giudici (abbiamo una percentuale di magistrati nettamente inferiore alla media europea) si potrebbero stabilizzare persone e capacità. In altre parole, stabilizzare il personale PNRR (Ufficio del Processo e ausili), team “judge+team”, mobilità incentivata verso sedi critiche e premialità agganciate a Key Performance Indicators (DISPOSITION TIME, clearance rate).
Ferma la necessità di rivedere molte soluzioni imposte dalla Riforma Cartabia e che non hanno convinto, ferma la necessità di ritornare alle udienze in presenza (richiesta che UNCC richiede a gran voce), si potrebbero estendere e rendere strutturali le applicazioni a distanza per le sole cause ad istruttoria minima; agende con Service Level Agreement interni di sezione/ufficio e verifiche trimestrali. In altre parole. presenza come regola e distanza mirata per fasce ad istruttoria nulla o ridotta, con calendari vincolati e cruscotti pubblici.
Importante sarebbe poi rafforzare la mediazione e la negoziazione assistita nelle materie seriali (condominio, locazioni, consumo), con incentivi economici (contributo unificato ridotto, crediti d’imposta su accordi omologati) e linee guida tabellari per soluzioni rapide. Potrebbero inoltre essere incrementate le materie obbligatorie (come ad es. l’appalto).
Per il contenzioso seriale (energia, TLC, bancario) si potrebbero istituire sezioni “tecniche” interdistrettuali, magari con format di decisione uniformi: meno oscillazioni, più prevedibilità, minore litigiosità indotta.
L’intelligenza artificiale potrebbe poi esser utilizzata non come giustizia predittiva bensì come supporto ai magistrati ed al personale amministrativo per l’elaborazione dei dati: triage automatico (routing per materia/complessità), checklist di completezza degli atti (meno rinvii), template di provvedimenti per casi standard; integrazione registri/PEC/pagamenti per notifiche ed esecuzioni più rapide.
Infine potrebbe essere utile aggiornare le indicazioni operative per piani di risanamento e composizione negoziata.
Possiamo non pensarla allo stesso modo sull’ordinamento (penso alla separazione delle carriere, ove gli avvocati sono in linea con l’attuale governo), ma sul taglio dei tempi non c’è alternativa: lavoriamo su standard organizzativi condivisi e responsabilità chiare.
Avv. Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili



