Cinque anni d’inferno per “presunzione di colpevolezza”: il caso Nalin e il ritorno alla luce

A distanza di cinque anni dall’inizio di questa vicenda che mi ha travolto, devastando la mia vita personale e professionale e quella della mia famiglia, la pronuncia delle Sezioni Unite torna a farmi vedere la luce. La sofferenza, i costi, in termini anche umani, sono incalcolabili ma non ho mai smesso di credere in quelle “verità e giustizia” su cui ho giurato solennemente il giorno in cui entrai in magistratura“. Così ha commentato Davide Nalin dalle pagine de Il Dubbio (mercoledì 21 dicembre 2022), in un’intervista a firma di Gennaro Grimolizzi che denuncia l’odissea personale e professionale subita dal magistrato padovano.

Ma procediamo con ordine.

Nel dicembre 2017 sulla stampa nazionale scoppiava con violenza il caso Bellomo, il consigliere di Stato ideatore di un contratto di borsa di studio che prevedeva, tra le altre cose, un dress code per i borsisti e le borsiste.
Anche il magistrato padovano Davide Nalin, ora ritornato in servizio presso la Procura della Repubblica di Venezia dal maggio 2022, prima allievo e poi amico di Bellomo, pativa una vera e propria persecuzione mediatica in relazione ad un castello di accuse che si è smontato in ogni sede giudiziaria.

Dapprima il Consiglio Superiore della Magistratura, su richiesta della Procura Generale della Corte di Cassazione, sospendeva Nalin dallo stipendio e dalle funzioni. Contemporaneamente, Nalin veniva accusato dalla Procura della Repubblica di Piacenza di aver concorso con Bellomo nel reato di atti persecutori e lesioni psichiche dolose in danno di una ex borsista (un unicum nella storia della giurisprudenza italiana) e dalla Procura della Repubblica di Bari – processo successivamente trasferito per incompetenza territoriale a Bergamo – del concorso nel reato di maltrattamenti in danno di altre quattro ex borsiste.

Nalin è stato sempre assolto con formula piena da tutte le accuse con sentenze passate in giudicato.

Ora, anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 36994 del 2022, hanno confermato la sentenza di proscioglimento della sezione disciplinare del CSM nei confronti di Nalin del febbraio 2022. Nessun addebito a Nalin, dunque: il famoso contratto, che non conteneva alcuna pattuizione illecita, era stato liberamente sottoscritto dalle borsiste, e il “timore reverenziale” che alcune di loro adducevano non era riconducibile a un abuso della qualità di magistrato.
Le Sezioni Unite si sono pronunciate anche sull’altro addebito mosso a Nalin, di aver cioè
partecipato alla gestione di una scuola privata (partecipazione che si era sostanziata nella scrittura di alcuni articoli per una rivista), attività non consentita ai magistrati ordinari, diversamente da quanto è previsto per i magistrati amministrativi.
Anche con riferimento a tale incolpazione Nalin ha avuto ragione e le Sezioni Unite hanno annullato la sanzione comminata originariamente dal CSM (sei mesi di sospensione dalle funzioni), il quale ora dovrà pronunciarsi in diversa composizione. Ancora una volta, come spesso accade nella giustizia italiana, sembra che la montagna abbia partorito un topolino.

Ma chi restituirà ora a Nalin l’onore perduto e la carriera compromessa?

Oltre a un processo mediatico durato anni, Nalin è stato sospeso – ingiustamente – per quasi cinque anni dalle funzioni e gli è stato persino negato l’accesso ai prestigiosi ruoli dell’Avvocatura dello Stato e dei Tribunali Amministrativi Regionali, regolarmente vinti a concorso. Almeno finora.
Se il sistema sarà in grado di riparare da solo ai propri errori, a Nalin sarà concesso di svolgere il lavoro che ha dimostrato di meritare, vincendo dure selezioni, e di cui non può essere privato per pregiudizio morale della piazza e per “presunzione di colpevolezza”. Soprattutto ora che è acclarata definitivamente la sua innocenza.
Resta l’amara constatazione che l’affermazione dello stato di diritto passa per una via infernale, fatta di dolore, spese legali elevate (in questo caso da affrontare senza poter lavorare!) e tempi biblici.

Il grande rammarico – ha commentato Nalin dalle pagine de Il Dubbio – è che la sentenza, emessa il 25 ottobre scorso, sia stata pubblicata – seppur nei termini di legge – solo la scorsa settimana, due giorni dopo la scomparsa di mio padre. Saperne l’esito, avrebbe sollevato la sua pena di questi ultimi anni, in cui ha sempre “combattuto” accanto a me, accompagnandomi a tutti i concorsi che abbiamo vinto assieme e a tutti i processi. Dedico a lui questo, e tutte le conquiste che verranno”.

Clicca qui per leggere l’articolo su Il Dubbio a firma di Gennaro Grimolizzi

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