Nel panorama in continua evoluzione delle libere professioni italiane, arriva un primo, importante passo legislativo: è stato comunicato al Senato il 17 giugno 2025 il disegno di legge n. 534, a firma della senatrice Erika Stefani, che delega il Governo a rivedere organicamente i criteri di determinazione dei compensi per i liberi professionisti iscritti ad albi o ordini professionali.
La proposta si inserisce nel quadro delle trasformazioni normative, economiche e operative che hanno profondamente modificato il ruolo e le responsabilità dei professionisti in Italia. L’intento dichiarato è quello di garantire compensi congrui, equi e attuali, aggiornati secondo parametri oggettivi e condivisi con gli organi rappresentativi delle categorie professionali.
Dalla liberalizzazione all’adeguamento: una necessità non più rinviabile
Il Ddl muove dalla consapevolezza che l’abrogazione delle tariffe obbligatorie, introdotta con il “decreto liberalizzazioni” del 2012 (DL n. 1/2012), ha lasciato un vuoto regolativo non del tutto risolto dai parametri ministeriali attualmente in uso. Se da un lato l’intento liberalizzatore rispondeva a logiche concorrenziali, dall’altro ha determinato, nel tempo, incertezze applicative e una crescente insoddisfazione da parte degli operatori, soprattutto nei casi di incarichi pubblici o giudiziali.
Come evidenziato nella relazione introduttiva, i professionisti oggi operano in scenari molto più complessi: si pensi al ruolo sempre più articolato di commercialisti, revisori legali, architetti, ingegneri, avvocati o consulenti tecnici, spesso chiamati a svolgere compiti che vanno ben oltre le mansioni tradizionali, fino a ricoprire funzioni cruciali nei sistemi di controllo, governance e assistenza alle imprese beneficiarie di fondi pubblici.
Cosa prevede il disegno di legge: una delega strutturata in quattro articoli
Il cuore del disegno di legge si articola in quattro articoli chiave.
Articolo 1 – Delega al Governo
Viene conferito all’Esecutivo il potere di adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per rivedere i criteri di determinazione dei compensi professionali, con riferimento puntuale ai princìpi contenuti nell’articolo successivo.
Articolo 2 – Princìpi e criteri direttivi
Tra i criteri fissati dal legislatore vi sono:
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adeguatezza dei compensi rispetto all’inflazione e alle condizioni socio-economiche;
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determinazione parametrica dei compensi tramite decreti ministeriali;
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aggiornamento periodico automatico dei parametri, sulla base di dati ISTAT;
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istituzione di commissioni tecniche con esperti e rappresentanti delle categorie;
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pubblicità e trasparenza dei criteri;
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coinvolgimento obbligatorio degli ordini e dei collegi nazionali nella definizione e revisione dei parametri;
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attribuzione agli ordini professionali di competenze di vigilanza e controllo in materia di applicazione dei compensi;
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possibilità, in specifici ambiti, di definire i parametri attraverso accordi tra amministrazioni e rappresentanze professionali.
Articolo 3 – Procedura
I decreti legislativi saranno predisposti dal Presidente del Consiglio, di concerto con i ministri competenti per ciascuna professione. Saranno poi trasmessi alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari, che avranno 40 giorni per pronunciarsi. In caso di ritardo, è prevista una proroga della delega fino a 90 giorni.
Articolo 4 – Clausola di invarianza finanziaria
La riforma, pur ambiziosa, non comporterà nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate dovranno attuare le disposizioni utilizzando le risorse già disponibili.
Professionisti in attesa: un test di credibilità per la politica
La proposta arriva in un momento delicato, in cui numerose categorie professionali denunciano da tempo la disconnessione tra i compensi e il livello di responsabilità richiesto. Le tariffe, spesso ferme da anni, non tengono il passo con l’inflazione, le nuove tecnologie e l’espansione dei compiti richiesti dalle norme e dal mercato.



